Gio Ponti al MAXXI

Fuori piove. Decido di uscire. Chiamo Ilia. Andiamo insieme al MAXXI. È esposta la mostra dedicata all’architetto milanese Gio Ponti, a cura di Maristella Casciato e Fulvio Irace. S’intitola «amare l’architettura», e rappresenta una esortazione verso l’intima dichiarazione d’amore sull’arte, la vita e il pensiero progettuale.

La mostra è organizzata in cinque aree: «Verso la casa esatta», «Architettura della superficie», «L’architettura è un cristallo», «Lo spettacolo delle città» e «Apparizioni di grattacieli». A ognuna corrisponde una linea evolutiva del pensiero architettonico di Ponti, dall’utopia, alle prime idee fino all’opera costruita. Gli schizzi a mano e i colori incorniciano le idee assemblate su piani con modelli e video. Tutto segue una lettura continua, cronologica ed evolutiva dell’architettura di Ponti.

In «Verso la casa esatta», l’architetto studia le dimensioni minime dello spazio domestico, ricerca materiali per ottenere il massimo senso di spazialità.

In «Architettura della superficie» configurano edifici senza uno spazio esterno, l’architettura è definita dai suoi limiti, dalle sue facciate, avviando così uno studio approfondito sulle diverse e possibili forme geometriche, sulle «cavità» come strumento compositivo di facciata e colori e mezzo necessario per ottenere armonia. È così creata una composizione musicale, le cui note sono forme e colori.

Gio Ponti ricerca nuovi materiali e un eloquente aforismo, fino ad acquisire l’idea di «forma finita» come garanzia di un’architettura «giusta»: non è il volume che rende l’architettura ma la sua forma chiusa, finita e immutabile. È questa la sintesi di «L’architettura è un cristallo”, una essenza manifestata nella pianta.

Nell’architettura di Ponti, il salto di scala è ottenuto nel design e nella città. Milano è il suo mondo, è la porta che apre la personale riflessione al tema del grattacielo e alla rispettiva distribuzione in città. L’edificio Pirelli racchiude, nella funzionalità e nel dettaglio, le diverse scale di progetto secondo Ponti, il suo studio della forma condizionato dalla materialità e dall’utilizzo. Il piano terra, luogo di incontro, ricorda l’edificio della banca BBVA di Saenz de Oiza a Madrid, con un basamento di proporzioni adeguate rispetto all’altezza dell’edificio, e un marcapiano che rievoca la leggerezza di coronamento del Seagram Building del Mies a New York.

Immersi nella vita e nelle opere di Ponti, usciamo dalla sala. Ci incamminiamo in un dinamismo di linee curve. Torniamo a casa. È vivo il ricordo. È viva la ricchezza di un tesoro di materiali dell’architettura moderna italiana.

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