UNA STANZA DEL TEMPO
Il primo incontro del seminario «Línee di ricerca« è stato per me come entrare in una stanza del tempo, dove un giorno in quella stanza poteva ammontare a un anno nella vita reale, in termini architettonici. E spiego perché.
All’inizio del seminario e dopo una breve presentazione tra colleghi dottorandi, il professore Antonino Saggio descrive a modo introduttivo le intenzioni generali del libro «Architettura e modernità. Dal Bauhaus alla rivoluzione informatica», che essendo un libro di tipo «storiografico» (in una modalità cronologica) è appositamente scritto sottolineando la teoria del progetto architettonico e della progettazione dell’architettura.
Inizia dal Bauhaus come la nascita di un nuovo «cambio di paradigma» storico che non è il risultato di una storia evolutiva ma piuttosto l’arrivo a una formulazione utile dopo una serie di eventi che si sono consolidati alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX rispetto all’altro, parafrasando Thomas Khun, e creando una sorta di «casa» (o, direi, di un parco di gioco sociale, culturale, economico, architettonico), che inizia a funzionare e in cui iniziamo a vivere. Questa casa è il «cambio di paradigma» e ha il tentativo di «modernità» di rispondere a una crisi. Il problema per identificare questa crisi è ciò che genererà la struttura evolutiva del libro.
Facendo una metafora a livello personale, questo primo incontro per me è stato anche come un «cambio di paradigma», proveniente dal mondo professionale in cui i progetti obbediscono fondamentalmente a criteri tecnici ed economici (che non dipendono dall’architetto) piuttosto che ai compositi ma non meno architettonico nella sua concezione globale, dicevo che questo seminario è come una stanza del tempo perché questo primo incontro di riflessione architettonica mi ha portato (o riunito) un pensiero sull’architettura che dopo anni di lavoro nel campo professionale aveva già iniziato a dimenticare.


